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Aforismi e Metafore in Psicoterapia: il linguaggio evocativo come strumento di cambiamento

Qualche mese fa ho ricevuto da una lettrice del mio blog un messaggio a commento di uno dei post pubblicati come Buongiorno terapeutico “Dai tuoi articoli trovo spunto per analizzare, studiare, approfondire, rimettere in campo, mi aiuti a rendere le parole in strumenti”. Queste parole mi hanno reso molto felice perché, al di là dell’orgoglio personale, sono state per me un grande rinforzo positivo rispetto all’obiettivo che mi sono prefissata sin dalla pubblicazione del primo Buongiorno terapeutico: utilizzare la potente e terapeutica forma comunicativa dell’AFORISMA per offrire uno stimolo che possa promuovere un minimo di riflessione, azione e cambiamento nella vita quotidiana di ognuno di noi.

Un aforisma è una massima, un pensiero espresso in poche ma efficaci parole, in grado di trasmettere in modo semplice una complessità di sentimenti ed emozioni; il potere comunicativo dell’aforisma è quello di provocare in chi ascolta un’emozione tanto intensa tramite un’esperienza indiretta. Attraverso l’aforisma, le nostre emozioni vengono sollecitate non da un vissuto diretto, ma dall’immagine che l’aforisma stesso evoca: questo fa sì che le nostre barriere difensive vengano cortocircuitate e le nostre emozioni si sentano libere di circolare perché non minacciate da un reale vissuto.

L’aforisma fa leva sia sul piano cognitivo, sia sul piano emotivo di chi lo ascolta: l’esperienza emotiva e percettiva che viene sollecitata da un aforisma, proprio perché libera dalle nostre resistenze, ha un potere disarmante ed incalzante, penetrando nell’intimo più profondo e provocando intensamente in chi l’ascolta una particolare emozione. Attraverso l’aforisma, viene offerta al paziente quella che Giorgio Nardone definisce come “un’esperienza emozionale correttiva”, utile proprio a stimolare il cambiamento. Questo fa sì che gli aforismi siano utilizzati nella pratica clinica come strumenti terapeutici utili ad aggirare le resistenze del paziente, stimolandolo e guidandolo in modo strategico e mirato nel contatto e nella presa di consapevolezza delle sue emozioni.

Penso, ad esempio, ad una paziente ansiosa che, nella speranza di alleggerire la sua vita fatta principalmente di responsabilità e doveri, aveva pensato di trovare una soluzione alla sua ansia fermando progressivamente ogni attività che la riguardasse (lavoro, hobby, vita sociale), ritrovandosi alla fine a vivere la sua quotidianità facendo nulla; a lungo andare, questo l’aveva portata a non avere più desideri, né motivazioni.  In una delle nostre sedute le dissi: “Non c’è niente di più pesante di una vita fatta del niente”, ricordandomi della sensazione che mi aveva provocato il personaggio di Toni Servillo nel film “La grande bellezza” che con la mia paziente sembrava avere in comune la fatica di vivere. Quell’aforisma segnò una svolta evolutiva nel percorso terapeutico perché per la paziente fu come una rivelazione, un’opportunità tangibile di comprendere quanto il costringersi a non fare più nulla come tentata soluzione all’ansia di vivere le stava rinforzando il senso di pesantezza e di soffocamento piuttosto che risolverlo. Da questo esempio, si può ben comprendere che il potere dell’aforisma principalmente è quello di stimolare e facilitare il cambiamento attraverso una ristrutturazione cognitiva ed emotiva che porti a nuove visioni e significati della realtà.

Ma l’aforisma non è l’unica modalità comunicativa che può essere utilizzata in questo modo e con queste finalità; un’altra forma di comunicazione altrettanto potente ed evocativa è la METAFORA.

Le metafore, sotto forma di storie, aneddoti, racconti, fiabe hanno il potere di produrre immagini chiare e nitide della nostra realtà svelando i significati più intimi del nostro vissuto. Così come l’aforisma, la metafora è in grado di esprimere in poche ma efficaci parole, una complessità di sentimenti ed emozioni; ma, mentre con l’aforisma s’intende provocare un’emozione specifica nell’altro, con la metafora si lascia aperta la porta alla libera interpretazione e associazione emotiva.

Ogni vissuto ha una metafora che possa descriverlo e ogni vissuto può diventare metafora di altri vissuti; attraverso la metafora si rende tangibile e palesemente comprensibile un vissuto emotivo altrimenti difficile da esprimere. Dire ad esempio “Sono un funambolo sospeso in equilibrio sul filo del mondo” crea un’immagine di chiaro e immediato impatto, carica di un significato che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni per farci comprendere il vissuto di chi l’ha pronunciata.

Nel lavoro clinico, il terapeuta può diventare costruttore di metafore per promuovere un cambiamento nel paziente; attraverso, quindi, quella che Milton Erickson definisce come comunicazione a due livelli, la metafora diventa uno strumento terapeutico di forte impatto nella pratica clinica: mentre a livello conscio si offre al paziente un messaggio verbale esplicito, a livello inconscio gli si offre un messaggio terapeutico in grado di suscitare emozioni intense e profonde e di diventare promotore di nuove e alternative visioni della realtà.

Ma non è solo il terapeuta a poter comunicare attraverso metafore; spesso anche il paziente ne fa uso quando sente di non riuscire ad esprimere in modo esaustivo ciò che sente se non attraverso la costruzione di una immagine evocativa. Penso, ad esempio ad un paziente ex scout che per cercare di far comprendere il suo disagio, al suo primo colloquio mi disse “Ho perso la bussola e mi sono perso”. E penso a come, nel corso del colloquio, continuando ad utilizzare la metafora proposta dal paziente, quella stessa metafora è diventata la chiave per accedere ad una possibile ristrutturazione del disagio espresso, così da poter definire insieme il nostro l’obiettivo terapeutico come il “ritrovare la strada di casa” non più attraverso uno strumento esterno come la bussola, ma attraverso la ricerca di personalissimi segnali di riferimento a cui potersi affidare come nuove possibilità e modalità di orientamento, sulla falsa riga di ciò che gli scout fanno quando incidono dei segni sugli alberi per non perdersi nei boschi.

Metafore e aforismi sono da considerare, quindi, validi e potenti strumenti terapeutici utili a facilitare nel paziente la conoscenza di sé e delle sue emozioni aggirando le resistenze e a favorire e promuovere il cambiamento; le metafore e gli aforismi che possono essere utilizzati in psicoterapia sono infiniti, anche creandone ad hoc sulla base della storia e dell’utilità per ogni singolo paziente.

L’utilizzo degli Aforismi e delle Metafore in terapia, inoltre, crea una maggiore sintonia ed empatia tra terapeuta e paziente rinforzando, così, l’alleanza terapeutica.

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Simona Baiocco

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