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Il bambino interiore

C’è un bambino in ognuno di noi

Nel diventare adulti spesso dimentichiamo che dentro di noi alberga sempre il bambino che siamo stati; nonostante a volte lo trascuriamo e non ne teniamo conto, quel bambino rimane lì a ricordarci i nostri bisogni più intimi.

Durante l’infanzia di ognuno di noi ci sono stati momenti di sofferenza, momenti che inevitabilmente ci hanno procurato delle ferite emotive che hanno fatto male al bambino che eravamo e che, in quel momento, abbiamo cercato di sanare come potevamo. Crescendo, può capitare che quelle ferite continuino a sanguinare, facendoci male esattamente come allora, come se il tempo non fosse mai davvero passato. In quei momenti, più che mai, è necessario prendere contatto con il bambino che siamo stati per amarlo e coccolarlo. Questo è indispensabile per non sentirsi più indifesi e feriti come il bambino che siamo stati, ma adulti in grado di sanare le sue ferite, prendendoci cura di lui e quindi di noi stessi.

Tutti abbiamo bisogno di prendere contatto con il bambino dentro di noi tornando ogni tanto bambini, facendo cose con lo spirito di un bambino, divertendoci esattamente come quando eravamo bambini. Perché essere adulti non significa reprimere i bisogni di quel bambino dentro di noi per assumere un atteggiamento di adulto assennato; piuttosto significa mantenere vivo quel bambino che siamo stati e che continua a stare dentro di noi, interagendo con lui da adulti capaci di prendersene cura.

Al contrario, l’adulto che reprime il bambino che è in lui è incapace di tornare bambino ed è quindi altrettanto incapace di nutrire il bambino che è stato prendendosi cura delle sue ferite emotive. E’ indubbiamente sano, quindi, lasciare che quel bambino trovi spazio nella vita adulta di ognuno di noi: è la parte di noi stessi più in grado di provare emozioni, di sorprendersi per le piccole grandi cose della vita, di fantasticare, di usare l’immaginazione e la creatività, di sognare e di desiderare.

Viene allora da chiedersi come mai a volte da adulti risulti così difficile vivere in piena libertà la “parte bambina” di noi stessi; perché ci convinciamo che essere adulti significhi diventare rigidi e seri, non più inclini alla goliardia, impossibilitati, per esempio, a rotolarsi su un prato, a salire su un’altalena o a giocare a pallone con i propri figli? Perché spesso pensiamo che dare spazio al bambino che è in noi significhi essere infantili, incapaci di assumersi le proprie responsabilità, di prendere delle decisioni, percependosi, quindi, fragili e indifesi; ma questo può essere vero se una persona utilizza nel suo modo di essere solo la sua “parte bambina” non facendola interagire con l’adulto che è diventato.

Diventare adulti responsabili mantenendo viva la nostra “parte bambina” è possibile solo se accettiamo di poter conoscere il bambino che siamo stati in tutti i suoi molteplici aspetti (positivi e negativi), in tutte le sue mille sfaccettature emotive (di gioia e di dolore) e di prendercene cura come farebbe il genitore più amorevole verso il proprio figlio prediletto.

Riconoscere il bambino che ognuno di noi ha dentro di sé, dandogli attenzione, cura e nutrimento è fondamentale per vivere in piena armonia e integrazione le diverse parti di noi stessi e per riuscire, in questo modo, a vivere una vita sana e appagante; laddove ci siano delle problematiche personali o relazionali che impediscano il raggiungimento di questo sano equilibrio, la psicoterapia diventa strumento necessario per lavorare in direzione di questo obiettivo.

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Simona Baiocco

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