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violenza donne

Il buongiorno terapeutico: l’amore con la violenza non c’entra un tubo

Scambiamo tutto per amore, mentre l’amore con la violenza e le botte non c’entra un tubo. L’amore, con gli schiaffi e i pugni, c’entra come la libertà con la prigione. Un uomo che ci mena non ci ama. Mettiamocelo in testa. Salviamolo sull’hard disk. Vogliamo credere che ci ami? Bene. Allora ci ama MALE. Non è questo l’amore. Invece noi ci illudiamo di poter cambiare le cose, di poter correggere gli uomini maneschi, di riuscire a farli crescere anche quando gli si è bloccato lo sviluppo, e scalciano e urlano come bambini capricciosi. Solo che sono bambini alti uno e ottanta, con le spalle da gorilla e le mani che sembrano vanghe. Non illudiamoci mai, mai e poi mai, di poterli cambiare, o che possano cambiare per amore nostro. Anche se piangono come vitelli e dicono che non lo faranno più. Non caschiamoci e chiediamo aiuto il prima possibile. E se una figlia ha un fidanzato così, prendiamola, impacchettiamola e riportiamola a casa.” (Luciana Littizzetto)

L’impossibilità di allontanarsi/svincolarsi/liberarsi/salvarsi da chi ci fa male, psicologicamente e/o fisicamente, ha un nome: dipendenza affettiva.

Chi soffre di questa patologia non riesce a percepire il reale il pericolo a cui ci si espone continuando a rimanere con chi che diventa ogni giorno di più suo carnefice e aguzzino.

Il Dipendente affettivo tende a minimizzare ogni intemperanza dell’altro, dandosi continuamente colpe e convincendosi che alla fine l’altro cambierà/capirà e che più si farà “il bravo” e più si riuscirà a calmare/controllare gli scatti d’ira dell’amato/a (che ai nostri occhi saranno sempre giustificati)

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Simona Baiocco

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