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Il senso di colpa: quando diventiamo i peggior giudici di noi stessi

Quante volte ci convinciamo che per essere amati (dai nostri figli, dai nostri genitori, dai nostri compagni di vita, dai nostri amici) dobbiamo poter essere perfetti e quando ci capita di sbagliare o di non farcela, ecco arrivare i sensi di colpa, quelle “vocine interiori” che ci sottopongono al giudizio più impietoso di tutti: il nostro. E così, inevitabilmente, di fronte ad un nostro errore ci sentiamo sempre più inadeguati e quegli implacabili sensi di colpa ci costringono a scegliere l’unica via che sembra possibile: quella di caricarci di pesi sempre più pesanti.

Ma sono davvero i sensi di colpa a costringerci o siamo noi a farlo? Cosa succederebbe se ci accorgessimo che proprio noi siamo i primi responsabili di quelle vocine interiori implacabili? Se provassimo a cambiare prospettiva ci renderemmo conto che se davvero siamo noi a produrre quel senso di colpa, se davvero siamo responsabili della sua creazione, possiamo essere responsabili anche della sua distruzione.

Ma come è possibile produrre un senso di colpa? E soprattutto cosa ci serve farlo?

Quando la nostra autostima è bassa, ci convinciamo che il nostro valore dipende non “dall’Essere” ma “dal Fare”. Non riuscendo a cogliere il nostro valore intrinseco, diamo tanta importanza a ciò che facciamo, pensando che sia l’unico modo per sentirci riconosciuti dagli altri (e di riflesso da noi stessi) e convincendoci che “Essere bravi facendo tutto bene” senza incorrere in errore sia la condizione necessaria per sentirsi riconoscibili e riconosciuti, amabili ed amati e per costruire un’immagine di se stessi adeguata

Tanto più grande è il nostro sentimento di inadeguatezza, tanto più tendiamo a leggere i nostri errori come dimostrazione tangibile del nostro poco valore. Ed è qui che entra in gioco il senso di colpa che, invadendoci, ci fa sentire obbligati a fare sempre di più per dimostrare di essere “bravi e perfetti”, così da ristabilire un’immagine di noi stessi adeguata.

Ma la perfezione non è di questo mondo; gli esseri umani sono imperfetti e la propria umanità si manifesta proprio nell’imperfezione. Ed è così che i numerosi sforzi di dimostrarsi impeccabili agli occhi degli altri e ai nostri stessi occhi diventano tentativi fallimentari in partenza. Da ciò si può ben capire come il senso di colpa, nato come potenziale soluzione al nostro problema, diventi in realtà ciò che ci incastra, come fossimo aggrovigliati in un rovo in cui risulta difficile muoversi senza rimanerne feriti.
Il senso di colpa, infatti, rinforza la nostra convinzione che il nostro Essere può avere valore solo se aderente ad un’Immagine di Sé ideale, perfetta, come unico modo per sentirsi adeguati. In questo modo, diventa difficile comprendere quanto la soluzione al sentimento di inadeguatezza non passi per il fare bene, ma piuttosto per il nutrire il proprio Sé, dando così molto più valore all’Essere che al Fare.

Rinforzando la propria autostima, si diventa capaci di comprendere quanto il mito della perfezione sia in realtà una trappola e che la bellezza di ognuno di noi risiede proprio nella sua imperfezione di essere umano. Vivere una vita senza sensi di colpa significa raggiungere piena armonia tra il proprio Essere e l’Immagine di Sé reale, distruggendo tutto ciò che è ideale ed accogliendo con amore la propria umana imperfezione.

Durante le terapie, dico spesso ai miei pazienti che a Responsabilità corrisponde Potere: assumersi la diretta responsabilità nella costruzione dei propri sensi di colpa diventa il primo passo necessario per liberarsene. Quindi, se ad un certo punto del nostro percorso di vita ci rendiamo conto che i sensi di colpa stanno invadendo la nostra anima a tal punto da toglierci la libertà di Essere, diventa fondamentale per il nostro benessere cercare di liberarsene.

E liberarsi dai sensi di colpa è possibile solo se accettiamo di comprendere quanto ne siamo gli artefici…

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