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sindrome da crocerossina

La sindrome da crocerossina e dell’eroe salvatore: la codipendenza affettiva

Siamo abituati ormai a sentir parlare di dipendenza affettiva, ma non tutti sanno che ne esiste un’altra forma meno riconoscibile perchè “mascherata” da indipendenza: la codipendenza affettiva.

Il codipendente affettivo è una persona che si fa condizionare in modo eccessivo dal comportamento dell’altro ed allo stesso tempo gestisce la vita dell’altro mettendo in atto comportamenti di controllo come “azioni fatte per la salvezza e per il bene del partner”.

Il codipendente affettivo è di fatto un dipendente affettivo perché ha bisogno dell’altro per attribuirsi un valore, ma il suo vuoto d’amore non è così evidente perchè coperto dal ruolo di “salvatore” che si assume nelle relazioni che costruisce.

La dipendenza del codipendente, quindi, non è essenzialmente l’altro, ma il ruolo che egli si assume nella relazione con l’altro: se il dipendente colma il vuoto affettivo con la presenza dell’altro, il codipendente affettivo lo colma assumendosi il ruolo di salvatore dell’altro. Per questo motivo il codipendente affettivo si lega a partners richiedenti cure e attenzioni o “malati d’amore”, sentendosi appagato solo dal prendersi cura di una persona palesemente bisognosa, da guarire a tutti i costi.

Cerchiamo di capire più nel dettaglio quali sono le caratteristiche del dipendente affettivo e del codipendente affettivo.

Il dipendente affettivo ha bassa autostima, presenta difficoltà nel prendere decisioni personali, ha difficoltà nel progettare la propria vita e nell’attivarsi in maniera autonoma, manifestando, quindi, il bisogno che gli altri si assumano le responsabilità per la sua vita; cerca costantemente l’appoggio degli altri, costruendo relazioni simbiotiche; si sente indifeso e vive con la paura di essere lasciato da solo, in balia di se stesso; spesso si sente a disagio con gli altri.

Il Codipendente affettivo ha una bassa autostima (la sua autostima si lega alla sua capacità/incapacità nel riuscire a “guarire” l’altro attraverso i suoi comportamenti controllanti); manifesta disinteresse per i propri bisogni ed eccessiva attenzione ai bisogni dell’altro, assumendosi la responsabilità della vita dell’altro costruendo relazioni simbiotiche; ha la necessità di coinvolgersi in relazioni con soggetti problematici.

Come abbiamo potuto notare, i punti in comune tra dipendente affettivo e codipendente sono molti: entrambi hanno una bassa autostima ed uno scarso valore di se stessi, instaurano relazioni simbiotiche e fusionali, vivono la relazione con la continua paura di perdere l’altro, hanno bisogno costante di approvazione e di rassicurazioni rispetto al valore di sé e un forte desiderio di dare agli altri un’immagine positiva di se stessi.

Ma tra dipendente affettivo e codipendente c’è una sostanziale differenza di fondo: il dipendente affettivo non ha l’esigenza di avere un partner problematico per costruire la relazione; il codipendente affettivo, invece, ha la necessità di scegliere partners problematici da salvare.

I codipendenti scelgono di costruire relazioni affettive con dipendenti affettivi oppure con soggetti dipendenti da sostanze, con soggetti depressi, con soggetti che hanno disturbi del controllo degli impulsi o disturbi di personalità perché sono convinti che l’altro abbia bisogno di qualcuno che “li salvi”. E’, infatti, attraverso la missione di salvezza del partner problematico che il codipendente affettivo si assume il controllo dell’altro e della relazione, arrivando così a sentirsi importante e di valore proprio grazie al controllo che opera come forma insana di accudimento dell’altro.

Il codipendente ha bisogno di una vittima da salvare perché è solo attraverso il ruolo di salvatore dell’altro che egli mantiene un’Immagine di Sé Ideale (indipendente, forte e di valore), non consentendo, quindi, al suo vuoto affettivo di uscire allo scoperto e celando a se stesso e agli altri, in questo modo, l’Immagine di Sé Reale (dipendente, bisognosa, fragile e di scarso valore).

Le relazioni del codipendente, quindi, vengono sempre costruite sulla dinamica della dipendenza affettiva. Nella relazione i due partner rivestiranno ruoli diametralmente opposti: il soggetto problematico scaricherà ogni responsabilità della propria vita sul codipendente; il codipendente si assumerà la responsabilità di entrambi e per entrambi, assumendosi il ruolo di salvatore per sentirsi necessario per l’altro, amato e voluto perché indispensabile all’altro. Il fulcro della relazione per un codipendente non è la persona, ma la sua funzione; non è l’Essere, ma il Fare.

E’ attraverso il Fare, attraverso il controllo dell’altro, infatti, che il codipendente si convince di poter cambiare l’altro e che l’altra persona potrà cambiare solo se lui sarà abbastanza forte e capace. E più l’altro si ostinerà a non seguirlo nel suo percorso di salvezza, più il codipendente aumenterà i suoi tentativi di salvezza per restituire a se stesso un’Immagine di Sé valida, potente e capace; la relazione, per questo motivo, non potrà che essere simbiotica e fusionale.

Questo tipo di relazioni disfunzionali possono durare molto a lungo, pur se nella sofferenza e nell’autosacrificio e, come tutte le relazioni simbiotiche, non prevedono cambiamenti, ma equilibrio, staticità, dipendenza.

Relazioni di questo tipo s’interrompono solo se uno dei due partner rompe il circolo vizioso, evolvendosi e sganciandosi dalla simbiosi: se è il partner problematico ad abbandonare il campo, il codipendente affettivo si sentirà tradito, sfruttato e si scaglierà contro l’ex partner reo di non averlo seguito nel percorso di guarigione e di non essere riconoscente per tutti i suoi sacrifici; se il codipendente riesce nel suo ruolo di salvatore, sarà lui stesso ad interrompere la relazione e a cercare qualcun altro da salvare, il partner ormai guarito perderà importanza perché non più adatto a sostenere il suo ruolo di salvatore.

I codipendenti affettivi, spesso, vengono da famiglie d’origine invischiate ed invischianti, con problematiche legate a dinamiche di dipendenza (affettiva o da sostanze), in cui, sin da piccoli, hanno imparato a sopravvivere occupandosi del genitore o del familiare problematico come unica possibile soluzione (disfunzionale) al sentirsi trascurato, invisibile o maltrattato. Nei rapporti affettivi, tali soggetti, in età adultà, non fanno altro che ripetere un copione a loro già noto, ricercando persone da salvare come unica forma di relazione affettiva conosciuta e possibile. In questi casi, l’aiutare l’altro a venire fuori dal problema diventa per i codipendenti un riempitivo del vuoto emotivo vissuto come una sorta di rinvincita al fallimento subito nella propria famiglia di origine. La difficoltà di uscire da una relazione disfunzionale per i codipendenti sta nell’incapacità di riconoscere il loro vuoto affettivo ed il loro bisogno d’amore proprio perchè coperto dal bisogno palese del partner problematico prescelto.

In conclusione, se vogliamo vivere una relazione affettiva sana e matura è, quindi, necessario imparare a riconoscere le dinamiche di dipendenza e codipendenza affettiva, così da scegliere di non costruire rapporti affettivi basati sul bisogno dell’altro come unico modo per sentirci pieni e vivi o sulla necessità di salvare l’altro per sentirci capaci e degni di amore, ma di costruire relazioni affettive sulla base di una reale e profonda stima di sé e dell’altro….

Perché l’equilibrio di una coppia sana, matura, libera e interdipendente si fonda sempre sul dialogo, sul rispetto di sé stessi e sul riconoscimento dell’altro come individuo prima che come partner.

Tratto da http://intarsi.org/io-ti-salvero-la-codipendenza-affettiva/ di Simona Baiocco Psicologa Psicoterapeuta
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Simona Baiocco

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