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rabbia

L’importanza delle emozioni “negative”: la rabbia

La nostra vita quotidiana è costellata dalle nostre emozioni: quando queste sono positive sembriamo non avere problemi a riguardo e siamo più disposte a viverle serenamente. Non appena, però,  sentiamo dentro di noi una sensazione sgradevole tendiamo a volerla allontanare da noi, non prestandogli attenzione riconoscendola come parte integranti del nostro essere. Le emozioni negative, così come quelle positive, sono dei segnali che parlano del nostro stato in un determinato momento o in una specifica situazione.

Quando le situazioni in cui viviamo non ci piacciono, il nostro “stare male”  si manifesta proprio attraverso le nostre emozioni negative che, per quanto sgradevoli, devono essere accolte e comprese per poter essere poi affrontate. Una delle emozioni negative con cui spesso siamo in conflitto è quella della rabbia.

La rabbia è un sentimento potente e non per forza distruttivo: per rabbia ci difendiamo, per rabbia combattiamo anche “giuste cause”. La rabbia, quindi, non deve essere considerata un’emozione negativa perché in alcuni casi può essere assolutamente funzionale permettendoci di “tirare fuori le unghie” e combattere, di evolvere e di crescere.

Semmai è il modo in cui la rabbia viene gestita che può definire il lato negativo della rabbia stessa; quando la rabbia ci travolge (e ci stravolge), è più difficile orientarla, mettendola al servizio del nostro benessere.

Questi sono i momenti in cui la rabbia, per esempio, ci fa “vedere nero”, portandoci ad agire sull’onda della potenza rabbiosa, in modo impulsivo e non consapevole, distruggendo tutto, anche ciò che c’è di buono. Questi sono i momenti in cui la rabbia può annientarci, facendoci sentire impotenti, impedendoci così di agire il cambiamento che ci necessita e producendo un sentimento di frustrazione che spesso sfocia nella lamentela fine a se stessa. Quando la rabbia tende a distruggere o a mantenere lo status quo, anziché costruire, è certamente poco funzionale. Agire esplodendo è un modo poco funzionale di reagire alla rabbia, non utile a creare soluzioni, ma a distruggere. Quando non siamo in grado di orientare la rabbia esprimendola al servizio del nostro benessere, è facile che la rabbia venga fatta esplodere a caso, quando “proprio non se ne può più”, come fossimo “kamikaze”, rischiando così di rimanere “feriti” nel bombardamento provocato.

A volte, proprio il timore di distruggere tutto, ci porta a pensare che la soluzione migliore passi per il castrarla, il trattenerla, il reprimerla…. non ci rendiamo conto che questa soluzione, di fatto, ci torna contro come un boomerang: la rabbia, se la tratteniamo, non dandole modo di essere espressa, implode dentro di noi, crescendo in noi e divorandoci da dentro. La rabbia repressa si ritorce contro noi stessi alimentando un senso di inferiorità e di impotenza che mina la nostra autostima. Più il senso di impotenza cresce e più cresce la rabbia che, non potendo essere espressa al di fuori, viene rivolta contro se stessi; in questi casi, può succedere che il corpo cominci a parlare al posto delle nostre emozioni rabbiose represse, mandandoci dei segnali e strutturando un sintomo psicosomatico (per esempio, gastrite, mal di testa) o più prettamente psicologico (per esempio, disturbi alimentari, ansia, autolesionismo).

Inoltre, più la rabbia viene repressa e più costruiamo i presupposti per esplodere quando il “vaso è stracolmo”, dando ancora più forza alla convinzione che la rabbia è negativa e che, quindi, non gli deve essere dato modo di venir fuori, pena la distruzione.

Tutto questo ci porta a comprendere quanto darsi la possibilità di vivere la rabbia in modo sano, senza esploderla/reprimerla e senza distruggere/distruggersi, sia importante tanto quanto esprimere qualsiasi altra emozione. La rabbia è un’emozione importante da poter individuare, riconoscere ed esprimere, proprio perchè per noi è un segnale di allarme, un meccanismo di protezione che ci indica che c’è qualcosa che non va, che non siamo soddisfatti, che siamo in presenza di una situazione, di una persona, di un rapporto che non ci piace e che non ci fa star bene.

Imparare a manifestare la propria rabbia significa conoscersi, conoscere i propri bisogni, dargli voce, distinguere ciò che ci fa star bene da ciò che ci fa star male; imparare ad esprimere la rabbia in modo sano ci aiuta, inoltre, a costruire relazioni più autentiche con le persone che ci circondano. Quando ci si sente travolti dalla rabbia o repressi nell’esprimerla, quando ci si rende conto di non riuscire a gestire la rabbia , chiedere un aiuto psicologico significa darsi un’opportunità di cambiamento al servizio del proprio benessere psicologico e fisico.

Per svincolarsi da relazioni insoddisfacenti che ci fanno male, da situazioni che ci ingabbiano facendoci sentire schiavi e prigionieri, dai ruoli familiari in cui siamo cresciuti per legittimarci ad essere chi sentiamo di essere nel nostro profondo, è importante imparare a costruire con determinazione ciò che vogliamo, dare attenzione e nutrimento alla propria anima e non più alle aspettative che gli altri ripongono in noi.

Questo è il momento in cui la rabbia, utilizzata in modo costruttivo e non distruttivo, può esserci di grande aiuto, dandoci determinazione, forza e coraggio per operare attivamente un cambiamento in direzione di ciò che desideriamo, orientando la nostra azione verso la costruzione di una nuova strada, una nuova realtà più funzionale al nostro benessere.

Per uscire da una gabbia non basta urlare con tutto il fiato “Non voglio starci”… E’ invece necessario trovare le chiavi, aprire la porta e correre incontro alla libertà!

Tratto da http://intarsi.org/sentire-per-agire-la-rabbia-al-servizio-del-benessere-psicologico/ di Simona Baiocco Psicologa Psicoterapeuta 
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Simona Baiocco

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