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Mi fido o non mi fido? Lo sviluppo della fiducia nella relazione con l’altro

Quando iniziamo una relazione affettiva importante possiamo provare emozioni contrastanti: accanto all’entusiasmo, alla gioia e all’ebbrezza dovute al nuovo incontro, infatti, ci possiamo trovare ad affrontare moltissime paure legate all’imprevedibilità di ciò che ancora non conosciamo.

Iniziare una nuova relazione ci mette sempre di fronte a due possibilità di evoluzione della relazione stessa (successo o insuccesso) e nessuno di noi può sapere in anticipo come andrà a finire. Questo vuol dire che, ognuno di noi, quando inizia una nuova relazione con l’altro, si troverà ad entrare in contatto con un aspetto fondamentale per lo sviluppo della relazione stessa: la propria capacità di fidarsi dell’altro ed affidarsi all’altro senza sapere in anticipo se e quanto l’altro sia effettivamente affidabile oppure no, ovvero esponendosi al rischio di cadere in una possibile delusione.

Siamo abituati a pensare che la fiducia in una relazione sia un aspetto che nasce a partire dalle dimostrazioni tangibili che l’altro ci dà con i suoi comportamenti; in realtà, i comportamenti dell’altro ed il modo in cui noi li viviamo e li valutiamo hanno solo la funzione di rinforzo (positivo o negativo) sul nostro senso di fiducia. Questo vuol dire che la fiducia che riponiamo nell’altro e nella relazione stessa nasce a partire dalla nostra capacità personale ed individuale di fidarsi dell’altro e di affidarsi all’altro; i comportamenti dell’altro ed il modo in cui li valuteremo potranno sostenere quella fiducia o, al contrario, indebolirla fino anche a spegnerla.

Facciamo un esempio per comprendere meglio.

Immaginiamo la fiducia come un fuoco acceso: i comportamenti dell’altro nei nostri confronti e nei confronti della relazione stessa ed il modo in cui li valuteremo potranno avere l’effetto dell’alcol sul fuoco alimentandolo oppure l’effetto dell’acqua sul fuoco,  indebolendolo sempre più fino addirittura a spegnerlo in alcuni casi. E quando il fuoco della fiducia dentro di noi è spento, a nulla servirà buttarci sopra ancora alcol… non si può alimentare ciò che non ha più vita.

Quando la fiducia non c’è più non può essere alimentata, ma si può lavorare per capire se dentro di noi quel fuoco vogliamo poterlo riaccendere oppure no. Capire se vogliamo ridare o meno fiducia a qualcuno che ci ha deluso o tradito o ingannato, non è una scelta da fare sulla base di certezze, prove tangibili o dimostrazioni di provata affidabilità, ma una scelta da fare sulla base di quanto ci sentiamo di volere e potere avere/dare un’altra possibilità, reinvestendo affettivamente in una situazione che è stata deludente per noi, tenendo conto del rischio di poter nuovamente rimanere delusi.

Quando si dice che “L’amore è per i coraggiosi” si afferma una sacrosanta verità: la possibilità di costruire una relazione d’amore autentica, intima e profonda presuppone sempre il coraggio di rischiare di cadere in un insuccesso, in una delusione (o più delusioni) ed in un eventuale tradimento della fiducia che riponiamo nell’altro e nella relazione stessa che con l’altro costruiamo.

Sono molti i motivi che possono farci sentire incapaci di fidarci dell’altro e di affidarci all’altro: motivi legati alla nostra storia personale pregressa oppure motivi legati al vissuto relazionale con l’altro, per esempio in caso di effettivo tradimento, delusione, ferita.

Ma cosa succede quando siamo dentro una relazione con una persona di cui non ci fidiamo o di cui non ci fidiamo più?

Se dentro di noi non sentiamo e non abbiamo questa capacità di fidarci ed affidarci possiamo erroneamente pensare che la soluzione passi per il farci trovare pronti in caso di probabile futuro pericolo per non rischiare di rimanere delusi e feriti, mettendoci, quindi, in una posizione anticipatoria di allarme. Quello stato di allarme in cui ci si mette, certamente non ci farà stare bene perchè ci farà sentire mai al sicuro e sempre con la sensazione che l’altro prima o poi ci tradirà. E allora cercheremo di dar pace a quella sensazione di allarme perenne controllando l’altro, monitorando ogni suo gesto, movimento, azione, cambiamento d’umore, “alzata di sopracciglio”,  sottoponendolo a continui interrogatori come fossimo al tribunale della Santa Inquisizione, facendo “domande incrociate” nel tentativo di farlo cadere in contraddizione.

Immaginiamo, a questo punto, tre possibili scenari di coppia in cui un partner non si fida dell’altro.

Coppia 1

Il partner che non ha fiducia controlla, monitora, interroga.

Il partner inquisito e controllato è in totale buona fede, non è bugiardo, non è disonesto, è sincero.

Pensate che alla persona che non ha capacità di fidarsi, il comportamento corretto dell’altro basterà per essere rassicurato a tal punto da fidarsi? Assolutamente no, perchè chi non ha fiducia si muove sempre con la convinzione aprioristica che l’altro sia bugiardo, falso, traditore, qualcuno insomma di cui non ci si può fidare e, quindi, le sue risposte oneste non avranno mai l’effetto rassicurante e calmante, ma rinforzeranno sempre più la vocina interiore di sfiducia nell’altro (“Sì, sì, tu pensi di essere più furbo di me, ma tanto io lo so che queste sono solo bugie, tanto lo so che non mi posso fidare di te”).

Coppia 2

Il partner che non ha fiducia controlla, monitora, interroga.

Il partner inquisito é in buona fede, pur avendo deluso effettivamente il partner: ha tradito, sbagliato, ha ferito, ma ha compreso il suo errore, lo ha ammesso, ha fatto “ammenda” e da allora è stato rispettoso del partner e della relazione, facendo del suo errore un’opportunità di crescita e di evoluzione per sé e per la relazione stessa.

Pensate che la persona che ha già di suo difficoltà a fidarsi, dopo un effettivo tradimento o delusione da parte del partner, si potrà mai sentire tranquillizzato dalle rassicurazioni del partner e dal suo comportamento onesto post tradimento? Assolutamente no, perchè un partner sfiduciato che non sente intimamente di potersi fidare, vivrà l’ammenda del partner con la speranza che sia vera, ma con la convinzione di fondo che sia una ennesima bugia (“Mi hai ferito già una volta, vorrei credere che tu non lo farai più, ma so che invece lo farai di nuovo anche se mi assicuri che non succederà più”).

Coppia 3

Il partner che non ha fiducia controlla, monitora, interroga.

Il partner inquisito è effettivamente un bugiardo, traditore, disonesto, non è sincero e pur cadendo continuamente in contraddizione, da buon bugiardo quale è, si esibisce in evoluzioni fantasmagoriche nel tentativo di coprire la verità delle sue “magagne”. Magari è anche già stato scoperto, una o più volte, magari ha anche fatto ammenda, ma più per convenienza che non per convinzione.

Pensate che alla persona che non ha capcità di fidarsi, il comportamento scorretto dell’altro basterà per mollare la presa e lasciare il bugiardo al suo destino? Assolutamente no, perchì chi non ha fiducia si muove costantemente alla ricerca della prova effettiva della disonestà dell’altro, ovvero della sua confessione. In sostanza, si muove con la convinzione che l’altro sia bugiardo nella speranza che l’altro prima o poi si riveli autenticamente come tale dicendo”Sì, è vero, hai ragione, sono inaffidabile, bugiardo e disonesto e fai bene a non fidarti di me”. Ovviamente, se un bugiardo è tale non arriverà mai a dire questa scomoda verità, piuttosto la coprirà ad oltranza, andando quindi sempre più a rinforzare i tentativi di smascheramento del partner sfiduciato.

Questi tre esempi ci portano inevitabilmente a fare una riflessione: con qualunque tipologia di partner io mi troverò ad avere che fare, se ho un problema con la fiducia (a torto o a ragione che sia), non riuscirò mai a vivere la relazione in modo sereno. Che la fiducia non ci sia dall’inizio o che si perda a fronte di comportamenti deludenti dell’altro cambia poco; laddove non si senta fiducia nell’altro e non ci si senta di potersi affidare all’altro, la relazione non ha possibilità di costruirsi in modo autentico.

In sostanza, per costruire una relazione affettiva autentica con l’altro, dobbiamo poter mettere in conto che senza fiducia sarà altamente improbabile andare lontano. Solo lasciando l’altro libero di agire, senza controllo, possiamo davvero conoscere in modo autentico l’altro; è solo dando fiducia all’altro, correndo il rischio che quella fiducia possa essere anche delusa o tradita, che si può davvero comprendere quanto l’altro sia effettivamente affidabile.

Questo vuol dire che se nella nostra relazione sentiamo di non poterci più fidare dell’altro, dovremmo prenderci del tempo per comprendere quali siano i nostri reali sentimenti nei suoi confronti (“Posso amare una persona di cui non mi fido?”) e le motivazioni alla base di quella sfiducia  (“Sono io che non riesco  fidarmi pur essendo l’altro onesto? Perché mi succede questo? Oppure non riesco a fidarmi perché l’altro mi ha deluso, tradito, ingannato tanto da spegnere la mia fiducia? Sento di poter dare di nuovo fiducia all’altro accettando il rischio che questa possa venir di nuovo tradita? E se non ci riesco, perché allora mi ostino a continuare invece che “mollare la presa?”).

Perché, come dice Ernest Hemingway, “Il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è di dargli fiducia” e se non riesco a sentire di potermi fidare dell’altro (a torto o a ragione che sia) devo poter mettere in discussione il mio vissuto rigurdo la relazione che vivo, prendendo in considerazione la possibilità di cambiare qualcosa in me se voglio continuare a stare con l’altro oppure tenermi quel senso di sfiducia accettando l’impossibilità di continuare a stare con l’altro e interrompendo, quindi, la relazione.

 

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Author Info

Simona Baiocco

Psicologa Clinica e di Comunità - Psicoterapeuta ad indirizzo Strategico Integrato (Adulti - Coppie - Adolescenti - Gruppo) - Iscr. Albo Psicologi Lazio n. 14455