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Perdite, lutti e mancanze: viverli per affrontarli

Lutti… Perdite… Mancanze…: ciascuno a suo modo è chiamato a vivere queste esperienze nel proprio percorso di vita, così come il vissuto di sofferenza che le accompagna.

In ogni esperienza di lutto c’è un “prima” e un “dopo” e sono proprio questi due termini di tempo a definire il vissuto di perdita e mancanza. Per quanto, a volte, possiamo anche dirci preparati a quel “dopo”, quando accade, quando il “dopo” arriva, è sempre difficile affrontare il carico di dolore che ne deriva.

A questo vissuto così intenso e doloroso si può reagire in modi molto diversi: c’è chi manifesta la propria sofferenza intensamente e in un modo palese, chi sembra “reggere bene il colpo” e ben adattarsi alla mancanza, chi non ama condividere apertamente le proprie emozioni, chi sembra avere nessuna reazione emotiva, chi somatizza il proprio dolore con sintomi fisici (gastriti, emicranie, inappetenza, insonnia, ecc.). Da ciò si può ben capire come le reazioni di chi subisce una perdita, un lutto, una mancanza e le conseguenze di questi eventi su chi li vive, a volte possano essere disastrosi e altre, invece, diventare momenti importanti di rielaborazione, ristrutturazione e di trasformazione evolutiva.

Dolore, sofferenza, tristezza sono emozioni che accompagnano naturalmente ed umanamente l’esperienza della perdita. Far fronte a tutte queste emozioni, accoglierle senza rinnegarle significa poter elaborare la perdita ed accettare il sentimento di mancanza che ne consegue, dandosi l’opportunità di superare la crisi diventando sempre più resilienti.

Siamo abituati a pensare che subire un lutto significhi necessariamente vivere un’esperienza di morte di qualcuno a noi caro, vicino. In realtà, l’esperienza del lutto viene vissuta in tutti quegli eventi di vita in cui subiamo una perdita importante per noi e siamo costretti ad affrontare il dolore, la sofferenza e a convivere con la mancanza di chi o di ciò che prima era e ora non è più. Una separazione, la scoperta di una malattia, subire la perdita della propria integrità a seguito di un incidente, la perdita di un lavoro, lo scoprire di non essere in grado di procreare: questi (e molti altri ancora) possono essere definiti vissuti luttuosi perché in tutti questi casi la persona deve affrontare, attraversare ed elaborare una perdita.

Il termine “elaborazione del lutto” si riferisce al lavoro di elaborazione emotiva dei significati e dei vissuti, necessario a interiorizzare la perdita come parte del proprio mondo interiore. L’elaborazione del lutto, quindi, si può definire come quel processo che si attiva ogni qual volta subiamo la perdita di qualcuno o di qualcosa per noi importante; attraverso l’elaborazione del lutto, ci diamo la possibilità di affrontare la mancanza, vivendo quel dolore e quella sofferenza, necessarie ad accettare la perdita e ad andare avanti nonostante tutto.

Vediamo insieme quali sono le fasi per elaborare un lutto.

FASE DELLA NEGAZIONE
Questa prima fase di shock porta con sé sentimenti di incredulità: “Non è possibile che sia successo”, “Non sta succedendo davvero”. La persona tende a negare la realtà come meccanismo di difesa che ha la funzione di allontanare da sé la sofferenza, percepita come impossibile da affrontare.

FASE DELLA RABBIA E DEI SENSI DI COLPA
Questa fase di intensa mancanza è caratterizzata principalmente da sentimenti di rabbia per la perdita subita (che si vive come un’ingiustizia) alternati a sensi di colpa per il timore di non aver fatto nulla (o abbastanza) per evitare l’accaduto. Rabbia e senso di colpa aprono spesso la porta al meccanismo difensivo dell’idealizzazione: pensiamo ad esempio a chi vive una separazione e a come, durante questa fase, sia facile che l’ex partner diventi agli occhi di chi ne sente la mancanza come il partner perfetto, senza più difetti, che non si è saputo apprezzare abbastanza quando ancora era presente o al contrario, se prevale la rabbia, come la persona più indegna della terra, senza riuscire più a coglierne gli aspetti positivi.

FASE DELLA CONTRATTAZIONE
In questa fase si comincia a prendere coscienza della perdita e a spogliarla di quelle difese utili ad allontanare la sofferenza quando percepita ancora come troppo grande per entrarci in contatto; la persona inizia, quindi, a prendere atto dell’irreversibilità della perdita. Questa fase è caratterizzata dalla ricerca di motivazioni a quanto accaduto, di risposte che facciano comprendere a chi subisce la perdita il perché della perdita, la ricerca di un senso di quanto accaduto attraverso il meccanismo della razionalizzazione.

FASE DELLA DEPRESSIONE
Il non riuscire a trovare prontamente risposte che siano adeguate a spiegare l’accaduto o capaci di recare sollievo, porta la persona a vivere un senso d’impotenza, facendola entrare in una fase depressiva utile a prendere piena coscienza della perdita. Questa è la fase più delicata di tutto il processo di elaborazione, primo passo fondamentale verso l’accettazione: il dolore e la sofferenza diventano pregnanti, portando la persona a pensare che non ci sia più speranza di riprendersi, che nulla abbia più senso. E’ importante sottolineare che attraversare la fase depressiva, di cui tutti abbiamo paura, è assolutamente normale e necessaria per l’elaborazione della perdita subita: è infatti importante capire che per affrontare ed accettare la perdita, la persona deve poter soffrire, entrare in stretto contatto con quel dolore, attraversarlo per superarlo. In questa fase, diventa fondamentale poter condividere le proprie emozioni, avendo il pieno sostegno e calore di chi amiamo: è in questo modo che la fase depressiva può essere vissuta pienamente e in modo risolutivo per arrivare alla successiva fase di piena accettazione della perdita.

FASE DELL’ACCETTAZIONE
L’accettazione è l’ultima fase dell’intero processo di elaborazione della perdita: la perdita viene interiorizzata, la rabbia e dolore non sono scomparsi, ma non sono più pervasivi come nelle precedenti fasi. Questo è il momento in cui rabbia e tristezza possono essere utilizzati come strumenti di cambiamento e di riorganizzazione di sé. Accettando la perdita, si ha la possibilità di pensare, modificare e riorganizzare il proprio mondo (interno ed esterno), si crea l’opportunità di vivere un’esperienza di trasformazione di sé, delle proprie relazioni e della propria vita che attribuisce un nuovo senso, nuovi significati proprio a seguito della perita ormai interiorizzata.

Ovviamente, non è automatico, né tanto meno  scontato arrivare a raggiungere tale consapevolezza e, a volte, può accadere che il processo di elaborazione di una perdita (qualsiasi sia la perdita subita) si arresti ad una delle fasi che lo contraddistinguono. Questo “arresto” può produrre effetti e conseguenze tipiche che certo non aiutano a poter vivere la perdita anche come opportunità di cambiamento e di presa di consapevolezza di sé: questi sono i momenti in cui le perdite ci mettono nella condizione di soccombere all’evento piuttosto che di reagire ad esso rafforzandoci ed aumentando la nostra capacità di resilienza. Pensiamo, ad esempio, a chi rimane nella fase della rabbia e del senso di colpa, incapace di accettare la perdita senza entrare in contatto con la tristezza che accompagna il sentimento di mancanza: questo stato difensivo anestetizza dal dolore (ed è questo il “vantaggio”), ma al contempo non permette di accedere all’accettazione della perdita e all’interiorizzazione di essa come parte dell’esperienza (e questo è lo “svantaggio” che a lungo andare crea più sofferenza dell’accettare di aver perso qualcosa o qualcuno di importante). In questi casi, può succedere che la persona, congelando il dolore, rimanga intrappolata in uno stato di sospensione dalla vita, senza più stimoli, limitandosi così a sopravvivere e non a vivere.  Quando questo succede, chiedere l’aiuto di un esperto può diventare una grande opportunità per affrontare la perdita in modo sano ed evolutivo.

Subire una perdita importante, sentire la mancanza di ciò che prima era e ora non è più, affrontare il lutto che ne consegue può diventare, in questo modo, un importante vissuto di grande maturazione interiore per imparare a godere di ogni attimo, di ogni istante della propria vita in direzione della piena realizzazione di sé, dando nuovi e importanti significati a se stessi e alle proprie relazioni.

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Simona Baiocco

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