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“Sono innamorato di te perché….”: la coppia e la scelta del partner

Il processo di formazione della coppia inizia nel momento in cui due persone, incontrandosi, s’innamorano, decidendo così di concretizzare il proprio sentimento attraverso la costituzione di un terzo soggetto: la coppia. Ma l’incontro con il partner è frutto di una casualità o di una scelta? Come mai ci si innamora proprio di quella persona e non di altre?

Le motivazioni che spingono due persone a cercarsi sono molteplici e profonde: nell’incontro con l’altro, le persone portano con sé aspettative, bisogni e fantasie costruite sulla base delle proprie esperienze precedenti e del proprio modello di coppia. La scelta del partner, quindi, risulta essere un processo legato alla storia individuale e familiare di ciascun individuo, una sorta di “compromesso” tra storie precedenti, miti familiari e ricerca di soddisfacimento dei bisogni personali.

La prima coppia con cui entriamo in contatto nella nostra vita è quella dei nostri genitori: la prima immagine di coppia viene, quindi, interiorizzata sulla base di questa prima esperienza, subendo poi diversi mutamenti evolutivi nel corso della nostra crescita, fino ad arrivare ad una rappresentazione interna di coppia e di tutto ciò che secondo ognuno di noi definisce il sistema coppia. Il modello interno di coppia definisce le nostre aspettative rispetto all’essere “Noi”, influenzando così sia la scelta del partner, sia le modalità di costruire le nostre relazioni. Essere consapevoli della propria rappresentazione interna di coppia vuol dire identificare non solo le dinamiche interne che appartengono alla nostra idea di coppia, ma anche comprendere come la nostra famiglia di origine possa influenzare la nostra scelta attraverso il suo mandato familiare. Il mandato familiare è il compito (più o meno esplicito) che ogni famiglia assegna a ciascuno dei suoi componenti e comprende i miti, le credenze, le regole, i ruoli, le aspettative, i valori condivisi nella famiglia d’origine che ogni componente è tenuto a seguire per mantenere l’equilibrio del sistema di origine pena la rottura del legame.

La possibilità di svincolarsi (o meno) dal mandato familiare crea i presupposti per l’instaurarsi di relazioni indipendenti o invischiate/invischianti. Per esempio, gli individui che mantengono un rapporto di dipendenza con la propria famiglia di origine scelgono partner in grado di confermare il sistema di valori, ruoli e credenze familiari; gli individui, invece, in conflitto con il proprio modello familiare, scelgono partner con caratteristiche opposte a quelle familiari percepite come oppressive. In entrambi i casi, pur così diversi tra loro, emerge un problema di svincolo dal proprio mandato familiare: l’individuo, infatti, opera una scelta del partner in risposta alla sua famiglia d’origine (per accordo o disaccordo) e non in base ai suoi bisogni personali. Così i bisogni personali vengono messi a tacere e non riconosciuti per dare invece risalto al mandato familiare, portando in evidenza tutto ciò che può riproporre (o evitare) quelle dinamiche specifiche del proprio sistema familiare da cui non ci si riesce a svincolare. Una scelta del partner matura e consapevole, al contrario, terrà principalmente conto dei propri bisogni più che della ricerca di conferma (o smentita) del proprio mandato familiare. Quanto più l’individuo vivrà in autonomia le proprie relazioni con la famiglia di origine, sentendosi svincolato dal mandato familiare, tanto più la scelta del proprio partner sarà libera da “costrizioni interne” con l’obiettivo esclusivo di raggiungere il proprio benessere, individuale e di coppia.

Altro aspetto da prendere in considerazione è che la scelta del partner non è mai del tutto legata alle caratteristiche dell’altro, ma anche all’immagine che l’altro rimanda a noi (e che noi rimandiamo a lui). La scelta del partner, da questo punto di vista, è tutt’altro che casuale in quanto influenzata dal bisogno di scegliere l’altro in risposta ad alcune parti idealizzate o indesiderabili di sé; questo significa che si può scegliere un partner che sia simile o del tutto diverso rispetto a all’immagine che abbiamo di noi stessi, alla nostra storia familiare, ai nostri interessi. La proiezione di parti di sé nell’altro è tipico della fase dell’innamoramento; con il tempo, si deve lasciare spazio all’integrazione degli aspetti scissi (in sé come nell’altro), così da permettere l’instaurarsi di una relazione sana ed evolutiva; dare spazio all’integrazione significa individuare nell’altro ciò che sono le sue caratteristiche personali e ciò che è, invece, frutto delle nostre proiezioni.

E’ attraverso la presa di consapevolezza dell’unicità e della diversità dell’altro che possiamo riconoscere all’altro il suo valore. Quando questo non succede, la relazione viene costruita su una base narcisistica: il valore dell’altro non è riconosciuto e gli aspetti del sé proiettati sull’altro vengono utilizzati per confermare la propria realtà psichica vissuta come onnipotente o, al contrario, negarla perché ritenuta inaccettabile. Il partner, in questo modo, non può essere accolto come altro da Sé e non viene accettato per ciò che davvero è, ma si cercherà di cambiarlo, cecando di farlo diventare ciò che si vuole.

Quando la scelta del partner si basa su un disegno precostituito dell’altro, tutto ciò che non aderisce a tale disegno non può esistere nella relazione e la coppia viene cristallizzata allo stato nascente. Non è raro, infatti che in queste coppie, quando entrano in crisi, ci si sfoghi rabbiosamente contro la mancanza di ciò che era un tempo, dicendo: “Voglio il lui/lei dei primi tempi, quando ero felice, quando era esattamente come avevo sempre desiderato. Poi lui/lei è cambiato, è diventata un’altra persona. Se solo tornasse ad essere quello dell’inizio, so che potremmo essere felici.” In realtà, non è l’altro ad essere cambiato; semplicemente, la conoscenza di aspetti dell’altro diversi dall’immagine idealizzata non possono essere accolti come parti integranti del suo Essere.

Quanto fino ad ora esposto, ci porta a capire come la scelta del partner non sia semplicemente frutto dell’incontro casuale di due persone, ma un processo intimo e complesso (più o meno consapevole). Dopo l’iniziale fase di illusione e idealizzazione, ciascun partner deve poter disilludersi per accedere ad uno stadio evolutivo del sistema coppia. Raggiungendo consapevolezza rispetto ad una realtà diversa da ciò che inizialmente si era costruita, una realtà frutto delle influenze familiari e di aspettative inconsce, si può accedere ad un livello di conoscenza più consapevole del partner che permette alla coppia di evolvere dall’innamoramento all’amore, passando da una fase iniziale fusionale, invischiante e simbiotica alla costruzione di un “Noi” autentico e non idealistico.

La costruzione del “Noi” non può prescindere da una scelta consapevole dell’altro sulla base di una reale e autentica conoscenza dell’altro diverso da Sé, il più possibile libera da immagini precostituite e idealistiche della coppia; diventa, dunque, fondamentale conoscersi e conoscere la propria storia familiare, per comprendere e gestire tutte le dinamiche che entrano in gioco quando si sceglie un partner.

Il delicato passaggio dalla formazione della coppia alla costruzione di “Noi” autentico è possibile solo se nella scelta del partner riusciamo a non farci guidare essenzialmente dal desiderio di trovare nell’altro la soluzione ai nostri conflitti familiari irrisolti o qualcuno che compensi i propri bisogni insoddisfatti, ma dalla volontà di co-costruire un progetto con l’altro (e non “sull’altro”).

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Simona Baiocco

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