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Ragione e Sentimeno

L’intelligenza emotiva tra ragione e sentimento

Quando penso alle persone definite o che amano definirsi razionali o, al contrario, impulsive, mi viene sempre in mente il bellissimo romanzo di Jane Austen “Sense and Sensibility – Ragione e Sentimento”.

La trama del romanzo si snoda attraverso la vita di Elinor e Marianne Dashwood, due sorelle dai caratteri totalmente contrapposti: tanto è introversa, rigida e razionale Elinor, tanto è estroversa, viva e impulsiva Marianne. Ognuna delle due sorelle è convinta che il proprio modo di essere e di comportarsi sia quello giusto e che sia l’altra sorella ad essere sbagliata, esagerata, poco incline a vivere la vita così come dovrebbe essere. E così anche il vivere l’amore nelle due sorelle prende forme contrapposte: tanto Marianne manifesta il suo sentimento per l’amato in maniera accorata e drammatica, tanto Elinor cela i suoi sentimenti per il suo amore impossibile, facendo della ragione la sua ancora di salvezza per andare avanti senza far trasparire il minimo cenno di emozione. Chi delle due avrà ragione? A chi delle due andrà la vittoria nella vita? Prima di rispondere a queste domande, cerchiamo di comprendere in modo approfondito quali sono le differenze sostanziali tra le persone cosiddette razionali e quelle istintive.

Nel linguaggio comune tendiamo a classificare le persone razionali, come individui poco inclini a prendere contatto con le proprie emozioni. Le emozioni sono considerate potenzialmente pericolose dalle persone razionali perché minacciano il meccanismo difensivo da loro scelto, cioè il controllo, come soluzione antidoto al timore di perdere la propria stabilità. Le persone razionali tendono a vivere le loro esperienze come sequela di azioni e reazioni preordinate e programmate, ignorano il proprio vissuto emotivo considerandolo poco importante, futile e insignificante, d’intralcio al raggiungimento dei propri obiettivi. Questo modo di muoversi nel mondo fa sì che “il razionale” abbia una scarsa conoscenza di sé proprio perché si guarda bene dal prendere contatto con il proprio mondo emotivo; la sua convinzione, al contrario, è quella di conoscersi meglio di chiunque altro, abituato a vivere il proprio Essere come una sequela preordinata di azioni (e quindi nota e rassicurante) e di pensieri precostituiti sulla vita.

Per le persone razionali i cambiamenti sono pericolosi perché, destabilizzando il loro schema, li mettono in subbuglio, costringendoli a sentire le proprie emozioni e perdendo, quindi, il controllo; per questo tipo di persone risulta spesso importante e necessario costruire la propria vita secondo schemi rigidi e regole prestabilite con la convinzione di dover avere pieno controllo di se stessi, degli eventi e delle persone che le circondano come “soluzione antidoto” ai mutamenti della vita che tanto le spaventano.

Si potrebbe, allora, facilmente pensare che le persone più inclini al cambiamento siano, al contrario, quelle che seguono il loro istinto, i propri sentimenti e non il proprio raziocinio, quelle definite impulsive.

In realtà, “l’impulsivo”, esattamente come “il razionale”, con i cambiamenti ha un pessimo rapporto: ogni mutamento, infatti, viene vissuto dalle persone istintive come uno tsunami di emozioni che le travolge e le stravolge lasciandole ferite e disorientate. I processi di pensiero, in questo caso, vengono cortocircuitati dalle emozioni (vissute in modo totalizzante e invadente) e la confusione regna sovrana. Per le persone istintive le emozioni sono così amplificate che risulta difficile riconoscerle dandogli un nome, piuttosto vengono vissute come un groviglio, un amalgama emotivo senza capo né coda. Questo stato di confusione porta le persone ad avere difficoltà a conoscersi e ad avere consapevolezza di sé. Le emozioni in queste persone, non essendo guidate nel loro mostrarsi, vengono “vomitate” dall’interno all’esterno in modo disorganizzato, disorientato, non diretto alla comprensione del loro stato emotivo e non utile alla ricerca di una reale soluzione al loro malessere.

Ed ora torniamo alle sorelle Dashwood e al nostro amato romanzo: alla fine della loro storia entrambe imparano che il loro modo così rigido di intendere Ragione e Sentimento le inchioda ad essere vittime di se stesse e delle loro convinzioni e che non è necessario combattere una guerra tra queste due importantissime parti, bensì possono utilizzarle entrambe senza snaturare il proprio Essere: Elinor imparerà che manifestare i propri sentimenti, correndo il rischio di apparire più fragili ed esposti, può renderla libera aprenndo la strada a nuove e migliori prospettive; Marianne  imparerà che darsi tempo, riflettere prima di agire, può aiutarla ad avere maggiore consapevolezza di sé e dei propri bisogni. Quindi, Elinor imparerà ad usare il Sentimento al servizio della sua Ragione e Marianne imparerà ad usare la Ragione al servizio del suo Sentimento: i loro ruoli sono mutati senza che la loro personalità venga rinnegata; tutt’altro, il loro Essere ne esce ancor più valorizzato perché entrambe hanno capito come utilizzare ciò che prima vivevano come un nemico. Elinor e Marianne sono diventate persone emotivamente sane, persone dotate di quella che Goleman chiama Intelligenza emotiva ovvero di quella capacità umana di provare emozioni ed usarle in modo consapevole per il raggiungimento del proprio benessere psicologico.

Gli individui dotati di Intelligenza emotiva vivono le proprie emozioni e i propri processi di pensiero in pieno equilibrio e armonia, costruendo così una perfetta sintonia tra conoscenza e consapevolezza di sé. Vivere nel pieno benessere psicologico significa usare il Sentimento, ovvero saper vivere in piena libertà l’intera gamma delle emozioni umane (comprese quelle definite convenzionalmente negative come la rabbia, la tristezza, il dolore). Ma questo diventa possibile solo se si impara ad usare la Ragione, ovvero a riconoscere le emozioni, a comprenderle e a gestirle nel modo più funzionale possibile al nostro benessere. “Ragione e Sentimento”, “Cervello e Cuore”, “Testa e Pancia” sono sempre in stretto contatto e dialogo negli individui dotati di Intelligenza emotiva: nell’individuo emotivamente sano queste due parti, così apparentemente in antitesi, si alleano per raggiungere un pieno equilibrio e per muoversi armonicamente insieme, così da permettere ai processi di cambiamento di essere vissuti come momento evolutivo.

In conclusione, l’individuo emotivamente sano vive la Ragione e il Sentimento come due aspetti del Sé inscindibili; non controlla le sue emozioni, né si lascia travolgere da esse, ma gli risponde in modo consapevole, ovvero le gestisce, utilizzandole per orientare il suo agire al servizio del proprio benessere e della propria crescita emotiva ed intellettiva.

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Simona Baiocco

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